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Home » META in Divenire » La crisi del Covid-19: il Re invisibile e Narciso

Uno dei principali scopi della psicoterapia è l’ingaggio della coppia analista-paziente nel qui e ora, in grado di dare vita ad un percorso che è attivo, evolutivo e creativo nella sua processualità.

Spesso le difficoltà e le sofferenze presentate dai pazienti riguardano ostinate rimuginazioni di un passato sentito come doloroso, ostile, traumatico, smarrito, che si vorrebbe cambiare magicamente, oppure di un futuro che imperativamente deve rispecchiare i propri desideri, continuamente minacciati dalle loro paure.

Il passato può essere solo rievocato nel presente attraverso la ri-costruzione di ricordi (ri-memorizzazione), con il recupero delle tracce sensoriali e somatiche o con la costruzione nel qui e ora della relazione psicoterapeutica. Il futuro si può rappresentare come processo di costruzione proiettiva di intenti, desideri, sogni o paure.

Quando l’individuo sente venir meno le attese di rispecchiamento delle proprie aspettative illusorie, (talvolta ostinate e rigide), può non tollerare la frustrazione della sofferenza che questo comporta ed entra in una Crisi.

La crisi è sentita come la perdita dello status quo, come lo smarrimento dei punti di riferimento fin lì familiari. La sofferenza nella Crisi, attiva nel soggetto la ricerca di strategie più o meno innovative o funzionali ma si può anche introdurre uno stato di stallo o di regressione, evitando il conflitto tra il Reale e la disillusione dell’Atteso-Preteso.

Il lavoro della psicoterapia cerca di creare strumenti alternativi e creativi affinché l’essere umano sia “presente a se stesso nel qui e ora” (Minolli, 2006), sperimentando e tollerando la Crisi, per renderla una occasione creativa di evoluzione personale e relazionale.

Al processo di Crisi dell’individuo può corrispondere un processo di Crisi vissuto dall’intera Umanità nel corso della storia o dal gruppo socio-culturale di appartenenza.

Come descritto da Jung (1927): “l’inconscio collettivo è la costruzione psichica collettiva dell’esperienza umana stratificata nei secoli. (….) E’ un patrimonio ereditario di possibilità rappresentative e non individuali ma comuni a tutti gli uomini e forse a tutti gli animali, e costituisce la vera e propria base della psiche individuale”.

L’inconscio dell’individuo sembra quindi costruirsi all’interno delle esperienze umane “ereditate” nei millenni, ne è influenzato e lo influenza a sua volta in uno scambio di auto ed etero-regolazione reciproca (Beebe, Lachmann, 2002).

Crisi della persona e dell’umanità in presenza del Covid-19

Appare ora importante soffermarsi sul momento storico che oggi si sta vivendo, sia sul piano individuale che umanitario, in cui le Crisi della Persona e quella dell’Umanità si legano alla presenza del Covid-19.

Dagli anni ’80 la società moderna occidentale ha potuto sperimentare un benessere e una ottimale qualità della vita, non più destinata a una cerchia ristretta di oligarchi, ma in senso più ampio ad una pluralità di soggetti di una popolazione.

La distinzione tra classi sociali, meno ampia rispetto al passato, ha portato a sviluppare una fiducia autoreferenziale dell’essere umano, sempre meno incline a tollerare i limiti, le frustrazioni e ciò che non può essere controllato.

L’essere umano non si è più limitato a sognare la felicità ma sempre più ha iniziato a pretenderla, come fosse un diritto ineluttabile di nascita, un implicito imprescindibile. Il sogno Americano è diventato per tutto il mondo occidentale non più un tentativo di trovare la felicità ma la rampante scalata e ascesa sociale cui aspirare e a cui nessuno è più disposto a rinunciare.

Il Covid-19 si presenta a questa che voglio chiamare Umanità Narcisa come l’antitesi di tutti i valori socio-culturali, colpendone al cuore tutti i punti di riferimento che la rendevano sicura di sé.

L’aggettivo Narcisa, non è da considerarsi in termini clinici e di quadro sintomatologico di personalità ma come processo dinamico, che evolutivamente non ha raggiunto maturazione adulta e consapevole o che più probabilmente ha subito una involuzione nel corso e ricorso storico della Umanità.

Covid-19: il Re invisibile

In questo scenario, il Covid-19, il Re invisibile, ha mosso uno scacco matto allo spirito pretenzioso Narciso che sembra pervadere la psiche collettiva della società occidentale attuale, che in modo onnipotente pretendeva il massimo guadagno dal minimo sforzo.

La sicurezza fornita dalla illusoria eterna giovinezza godereccia, si sta sgretolando sotto i nostri occhi e l’isolamento imposto per un nemico invisibile ha sviscerato timori indicibili di caducità, angoscia di morte e di insicurezza.

Il Covid- 19 sembra presentarsi in un momento simbolico, dove le speranze di rinnovamento erano più sentite. Colpisce tutti gli auspici benauguranti di un nuovo decennio e i desideri di rinnovamento, di rinascita primaverile, andando a concretizzare l’esito di una gravissima battuta di arresto difficile da accettare.

Le risposte emotive e psichiche individuali e collettive all’ignoto Re Invisibile, sono ricche di smarrimento. Si cerca di razionalizzare la Crisi che si sta presentando, provando a dargli dei confini che la mente possa sostenere e da cui possa essere illusoriamente rassicurata.

Nell’individuo come nella collettività, l’iniziale ribellione e negazione delle limitazioni imposte dal Reale (es. Re Coronavirus), sembrano aver risvegliato l’aspetto adolescenziale del dinamico Narciso che ostinatamente rifiutava il principio di realtà (Freud, 1920), per rifugiarsi in una rivolta pseudo-adolescenziale che illusoriamente e pericolosamente può farlo sentire potente e padrone.

Sembrerebbe che questa società adolescenziale e Narcisa non si stia scontrando con il Pater antagonista ma autorevole, in grado di contenete fermamente ma amorevolmente la ribellione, così come si auspica nella risoluzione della fase adolescenziale di ogni individuo.

La nostra società ancora immatura si sta confrontando con un organismo altro da sé (il Virus) che lotta disperatamente per la propria sopravvivenza e che segue proprie leggi naturali di funzionamento severe e spietate.

La crudezza della Realtà ha segnato un solco traumatico nell’umanità che dopo i trascorsi conflitti mondiali sentiva di aver esorcizzato le angosce profonde di impotenza e vulnerabilità, con l’illusione di poter essere superiori alle leggi del Reale, inteso anche come ambiente.

Ora, come in passato, quasi si ripropone in modo ciclico il contatto con una Realtà che ha nuovamente colpito bruscamente, e direi violentemente, le illusioni e l’egocentrismo immaturo del Narciso sia individuale che collettivo.

Il Dinamico Narciso cerca di reggere alla mareggiata con strategie psichiche che ripeschino nel passato della umanità un ‘Significato’ a questo scenario. La mancanza e lo smarrimento di un Senso, fa crollare le certezze di Narciso, che difficilmente concepisce qualcosa che prescinda dalla sua volontà (più o meno benevola).

Covid-19 e tentativi di difesa della psiche

Le teorie di complottismo sembrano emergere nel tentativo di dare risposta all’ignoto per rassicurare Narciso, che quello che sta vivendo è stato comunque strutturato e orchestrato dal genere umano e non sia al contrario qualcosa che possa essere sfuggito al controllo.

La Psiche Narcisa Collettiva inizia a sperimentare la paura per la propria sopravvivenza, e trova rassicurazione nella propria storia narrandosi di essere sopravvissuta a momenti simili e ad averli superati (conflitti bellici e epidemie).

Proprio il cercare rassicurazione nel passato evidenzia come la Psiche collettiva Narcisa occidentale dimentichi che stati di emergenza ed eventi catastrofici sono da sempre in atto ‘nell’esiliato Terzo mondo’ o in paesi adiacenti (es. conflitti e devastazioni in Medio Oriente o in Cecenia), anche nel recente passato-presente, illusoriamente considerati alieni e distanti. Per salvaguardare il proprio stato di coerenza, infatti, la Psiche Dinamica Narcisa “scinde” queste catastrofi, le dimentica, fino a negarle.

Il Covid-19 sembra sgretolare questi tentativi di ricompattare la coerenza Narcisa dei singoli popoli, gruppi sociali e riunisce tutta l’Umanità nella stessa grande tragedia, creando una sorta di integrazione forzata e mortifera delle realtà finora scisse in modo chirurgico.

Il Narciso individuale e collettivo, incapace di vedere e di relazionarsi con l’Altro, se non con la propria immagine o con il riflesso che gli viene restituito dall’altro, inizia a soffrire delle limitazioni, delle imposizioni reali, non regge frustrazioni, nega la realtà, prova a ribellarsi, si dissocia ma sta anche provando a ricompattarsi in un mix di strategie che provano a rimandare una immagine rassicurate della vecchia realtà che viveva.

Nel tentativo di restare integra, la società Narcisa si confronta con un contesto sconosciuto e doloroso che la potrebbe spingere, potenzialmente, verso una maturazione personale, relazionale e civile. Questo momento mette alla prova le risorse psichiche ed emotive di ognuno e può essere una occasione per attivare potenzialità latenti, sopite, individuali e collettive.

Il contesto esterno da sempre aiuta attraverso un rapporto di reciproca auto ed etero-regolazione evolutiva con l’individuo e può essere questa l’occasione di un salto evolutivo e psichico individuale e della società.

Il Re invisibile foriero di timori, perdita di controllo, limitazioni può fornire, comunque, l’occasione di accedere ad una Crisi relazionale e personale attivando la possibilità di acquisire maggiore ascolto introspettivo.

Troppo spesso gli impegni di cui si ingolfava la quotidianità erano funzionali a coprire carenze strutturali individuali, relazioni e di scelte di vita poco autentiche. La coabitazione forzata nei nuclei familiari, le restrizioni e le rinunce alla quotidiana mondanità, possono creare l’opportunità di attivare, pur se attraverso un passaggio critico e di sofferenza, nuove forme di comunicazione, di ascolto dell’altro e di se stessi.

Il Covid-19 impone la sua presenza, così che l’esistenza dell’Altro (De Robertis, 2001), non possa più essere negata né quella del virus che mette a rischio la propria vita o la perdita dell’altro significativo affettivamente per sé.

Il Narciso individuale e collettivo si trova sorprendentemente sorpreso di non essere solo con la “sua” Eco ma può arricchirsi e rendersi davvero unico solo attraverso la relazione con l’Altro, il Re Invisibile che lo limita e che chiede la costruzione, elaborazione di nuovi valori in cui potersi riconoscere, da perseguire e difendere.

Silvia Maugeri
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Bibliografia

Beebe B., Lachmann F. (2002), trad. it. , Infant Research e trattamento degli adulti. Un modello sistemico-diadico delle interazioni, Cortina, Milano, 2003.

De Robertis D. (2001), Epistemologia e psicoanalisi. Ricerca Psicoanalitica, XII, 1: 61-84.

Freud S. (1920), trad. it. Al di là del principio di piacere, in Opere, vol. 5, Bollati Boringhieri, Torino, 1967-1980.

Jung C.G. (1927), trad. it. , La struttura della psiche, Bollati Boringhieri, Torino, 1967-1980.

Minolli M. (2006), L’identità come presenza a se stessi, Ricerca psicoanalitica, 2, 2006.

Minolli M., (2009), Psicoanalisi della Relazione, Franco Angeli, Milano.


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