Nuove dipendenze

Le nuove dipendenze sono comportamenti che, al pari delle dipendenze da sostanze psicoattive, hanno effetti preoccupanti.
Comprare 100 paia di scarpe, perdere il senso del tempo davanti a un pc comunicando con estranei, andare in bancarotta per il videopoker, essere ossessionati dall’attività fisica o da una persona, sono solo alcuni esempi di persone che vivono per tali attività e attraverso di esse, e che hanno bisogno di aiuto per liberarsi da tali dipendenze.

Le nuove dipendenze nascono sul terreno fragile di personalità insicure e immature che cercano il senso della propria esistenza in attività che invece di renderle più forti, finiscono con lo schiavizzarle.

Come tutte le dipendenze, anche quelle nuove diminuiscono il controllo su se stessi, la capacità di scegliere, di dire no, e compromettono seriamente la qualità della propria vita e di quella altrui.

La dipendenza affettiva (Love addiction): nasce da una scarsa autostima per cui l’altro diviene la panacea ai propri vissuti di vuoto, angoscia e solitudine. Egli diventa la fonte del proprio benessere ed è chiaro che alla lunga la relazione ne risente, perché fondata su una grande disparità, sulla mancanza di reciprocità. All’altro si chiedono continue conferme, perché non si è in grado di darsele da sé. L’assenza dell’altro procura ansia, paura, vuoto incolmabile. È difficile uscire da relazioni di dipendenza patologica, perché può apparire più semplice soffrire in una relazione che comunque non fa stare bene, piuttosto che separarsi e provare a camminare da soli.

Alcuni studi rivelano un’associazione con il disturbo post traumatico da stress. Si tratta in tali casi di donne che hanno subito abusi sessuali, fisici ed emotivi che hanno compromesso la capacità di affermazione di sé, favorendo lo sviluppo di rapporti di sottomissione e passività. L’intervento psicoterapeutico permette di ricostruire la propria autostima e la fiducia in sé, necessarie a ciascuno per instaurare sane relazioni mature.

La dipendenza da sesso (Sex addiction): le persone interessate da tale tipo di dipendenza vivono ossessivamente per il sesso: ogni pensiero, ogni azione è orientata all’appagamento sessuale, anche quando ciò significhi sacrificare le relazioni familiari, amicali e sentimentali. Il sesso diviene lo strumento per alleviare lo stress e per fuggire relazioni intime di fronte alle quali emerge la propria incapacità nel gestirle. L’eccitazione prodotta dall’atto sessuale dura tanto quanto un orgasmo, al termine del quale la persona si sente in colpa, si vergogna di se stessa fino a odiarsi.

La persona che soffre di dipendenza sessuale può sviluppare disfunzioni sessuali, malattie sessualmente trasmesse e disturbi quali ulcera, pressione alta, calo delle difese immunitarie, esaurimento fisico o disturbi del sonno.

L’intervento psicoterapeutico può aiutare la persona a riconoscere il disagio alla base di tale dipendenza, restituendole la possibilità di sentirsi nuovamente padrona della propria vita.

Lo shopping compulsivo: rappresenta un comportamento per cui la persona non può fare a meno di acquistare oggetti che non sempre sono di suo gusto, né adeguati al suo portafoglio. L’urgenza dell’acquisto sembra nascere dal bisogno di confermare a se stessi la propria identità, che può essere stata inibita in età precoce, attraverso l’apparente libertà che propone il mondo del consumismo. Lo shopping compulsivo colpisce maggiormente le donne, perché più esposte degli uomini all’influenza delle mode e al culto della propria immagine.

Le cause sembrano risiedere in un profondo senso di solitudine, insicurezza, di vuoto esistenziale e incapacità a tollerare le frustrazioni.

La dipendenza da shopping si manifesta con la necessità irrefrenabile di acquistare un oggetto, accompagnata da un forte sentimento di ansia e irritabilità se non viene effettuato l’acquisto. Una volta esaudito tale bisogno urgente si entra in uno stato liberatorio di rilassamento che può somigliare alle sensazioni prodotte dalla somministrazione di cocaina. Di seguito però la persona si trova a fare i conti con il proprio senso di colpa e di perdita della capacità di auto controllarsi.

Cyber dipendenze: si tratta delle dipendenze che confondono la realtà concreta con quella virtuale. La teledipendenza può esprimersi come abuso nell’utilizzo della televisione che comporta la passivizzazione del telespettatore (perdita del senso critico, apatia, etc.), o come assoluta immersione nello schermo che può raggiungere i livelli di una trance simil ipnotica. La teledipendenza può svilupparsi sin dai primi anni di vita con conseguenze sul rendimento scolastico o professionale, di altre attività di svago, della comunicazione in famiglia e perfino del livello intellettuale e affettivo del soggetto.

La dipendenza dal pc e da Internet (Internet Addiction Disorder, I.A.D.) colpisce maggiormente persone che hanno alle spalle disturbi dell’umore, di ansia, di personalità e altre forme di dipendenza (alcool, droghe). Ad essere colpiti sembrano essere le persone con uno stile cognitivo rimuginante, con profondi vissuti di inadeguatezza. La ricerca di relazioni virtuali consente infatti l’evitamento del confronto con le proprie difficoltà relazionali. Anche persone senza disturbi psicologici rischiano la dipendenza da Internet, nel momento in cui ne fanno un uso che poco a poco sostituisce il mondo vero delle conoscenze. Gli uomini generalmente navigano alla ricerca di fonti di informazione, di giochi interattivi e di chat esplicitamente sessuali. Le donne al contrario cercano relazioni amicali o l’avventura di una notte.

I danni provocati da tale dipendenza sono l’obesità (per lo scarso movimento e l’abitudine di “spiluccare” snack davanti al monitor), o la perdita di appetito, per l’estraniazione dal mondo reale, sindrome del tunnel carpale, stanchezza degli occhi, senso di nausea, alienazione, difficoltà nelle sfere familiare, lavorativa e affettiva. Alterazioni dello stato di coscienza, depersonalizzazione, perdita del senso della propria identità caratterizzano la trance dissociativa da videoterminale.

La cyber pornografia è una dipendenza che consente alla persona di evitare il giudizio e il timore dell’abbandono. Tutto ciò di cui si crede di aver bisogno è a portata di monitor, sempre. Le difficoltà insite in ogni relazione umana sono al bando e la persona sente di poter controllare la propria fragilità. Il senso di colpa e di vergogna che segue al soddisfacimento sessuale attraverso la cyber pornografia è però frustrante, e rigetta la persona nel bisogno di un nuovo appagamento, in un circolo vizioso che riempie la vita mentale e che mette al riparo dal confronto con il reale, con i suoi pro e i suoi contro. La dipendenza dai giochi interattivi consente alla persona con scarsa autostima di costruirsi un’identità ex novo, senza mai mostrarsi realmente, al riparo dalla propria autosvalutazione.

Il cellulare provoca dipendenza al pari delle sostanze stupefacenti e simili conseguenze come: impossibilità di resistere all’impulso di compiere l’atto di “messaggiare” ad esempio, tensione crescente prima di compierlo, ripetuti tentativi fallimentari di controllare l’impulso, ripetizione del comportamento pur consapevoli della sua dannosità, irritabilità, paranoia e panico in caso di impossibilità di utilizzo del cellulare.

Da alcune indagini risulta che molte persone hanno un comportamento diverso quando non possono usare il telefonino, che si esprime in tic nervosi come mettersi continuamente le mani in tasca, cercare il telefonino ogni volta che si sente uno squillo, etc. L’uso smodato del cellulare implica la progressiva perdita degli interessi, improvvisi cambi di umore, rapporti conflittuali.

Una psicoterapia può essere di estremo aiuto per le persone colpite dalle cyber dipendenze, affrontando le tematiche del confronto reale con l’altro e della propria autostima.

La dipendenza dal lavoro (work addiction): il rischio della dipendenza dal lavoro è alto per le persone insicure di sé, con difficoltà nella gestione dei problemi e nell’espressione delle emozioni. Si tratta di individui con stile cognitivo rigido (pensieri di perfezionismo, pessimismo, senso di inefficacia) che faticano a trarre piacere dalle relazioni interpersonali e che riversano sul lavoro eccessive aspettative e bisogni di conferme, nel tentativo di alleviare l’ansia e l’insicurezza. Il lavoro, vissuto ossessivamente, diventa un modo per evitare le problematiche esistenziali, ma anche il mezzo per ottenere successo e potere, nonché riconoscimento con conseguente innalzamento della propria autostima e del valore personale. Per il lavoro, il dipendente sacrifica la sua vita privata. Egli soffre nei giorni di festa e nei fine settimana, perché lontano dal suo lavoro. Pensa continuamente alle sue responsabilità lavorative, è iperattivo e competitivo, perciò iroso con i colleghi.

Il dipendente dal lavoro esita presto in sintomi psichici (esaurimento, depressione, etc.) e fisici(emicranie, disturbi cardiaci, etc.) e cerca aiuto in stimolanti (caffè, nicotina, etc.) che aumentano i sintomi stessi.

L’intervento psicoterapeutico si orienta in tali casi alla ristrutturazione cognitiva, al recupero delle emozioni, della capacità di comunicazione emotiva, del senso di soddisfazione e realizzazione personale, al di là della riuscita professionale e delle relazioni affettive.

La dipendenza dal gioco d’azzardo: tutti possono, almeno una volta, tentare la fortuna con un gratta e vinci, sognando una vita migliore con poca fatica. Molti, rendono la propria vita schiava di una dipendenza pericolosa. Si tratta spesso di persone che soffrono del disturbo del controllo degli impulsi, o di disturbi dell’umore, alcolismo, uso di sostanze e disturbi di personalità.

Il gambler (giocatore d’azzardo) entra in uno stato di estasi quando gioca, che gli consente di mettere a tacere il senso di colpa legato alla perdita dei soldi. Il gioco gli consente di fuggire dalla realtà e di deresponsabilizzarsi di fronte ai propri doveri. Il gioco diviene una sfida alle norme e la vincita l’estrema felicità che allontana l’angoscia della relazione con gli altri e con la società.

Quando cerca di controllarsi, il gambler diviene irascibile e ansioso, fino a una sintomatologia depressiva che può spingerlo al suicidio.

Tale dipendenza può essere superata attraverso una psicoterapia che aiuti il soggetto a capire le dinamiche alla base della sua patologia, ma anche con interventi di tipo farmacologico che sostengano il paziente nella quasi inevitabile ricomparsa della soggiacente depressione e gruppi di auto-aiuto con persone affette dall’analogo problema.

La dipendenza dal rischio: non riguarda solo gli adolescenti che fisiologicamente ricercano situazioni di rischio per sfidare se stessi, i propri limiti e i “grandi”. Alcune ricerche dimostrano che gli “estremisti del rischio” sono ragazzi e ragazze di classi sociali medie o alte, a volte eccessivamente protetti dalla famiglia, in cui la ricerca della trasgressività si spinge fino ai limiti della pericolosità, della violenza gratuita e di veri e propri reati.

Tra i comportamenti rischiosi troviamo la guida pericolosa, i furti, il lancio nel vuoto appesi ad un elastico, il cavalcare i treni (surf metropolitano). Tutti questi comportamenti danno un senso di potere e dominio che apparentemente fa sentire chi li compie forte e sicuro di sé.

Rischiare la propria vita ha a che fare con il senso che si dà ad essa e alla morte. In una società in cui mancano riferimenti significativi e valori condivisi, si misura il valore della propria vita rischiando di perderla.

La psicoterapia può essere di aiuto offrendo uno spazio di accoglienza dei propri vissuti di vuoto e di non senso.

La dipendenza da sport (Overtraining e excercise addiction): molte persone si impongono attività fisiche estenuanti perché ossessionate dalla cura del proprio corpo e dalla ricerca di una forma estetica perfetta. La “Sindrome da Overtraining” è una situazione cronica per il cui recupero sono necessari mesi di riposo.

Oltre che da un allenamento errato, l’overtraining può essere determinato anche dalla cattiva alimentazione, dallo scarso riposo notturno, dall’uso di sostanze mediche pericolose, etc. Fra i sintomi fisici dell’overtraining troviamo: l’eccessivo affaticamento per sforzi minimi, la presenza di strane intolleranze alimentari, disturbi gastro-intestinali, cardiaci e del sonno. La persona inoltre non ha più voglia di allenarsi, il suo umore è instabile, si irrita facilmente, registra un calo dell’autostima.

La psicoterapia può aiutare la persona affetta da tale tipo di dipendenza nel recuperare una buona autovalutazione al di là del proprio aspetto fisico e della propria età.

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