Bullismo

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo e di intimidazione nei confronti dei pari. È un’azione intenzionale eseguita dall’aggressore al fine di arrecare continuo danno alla vittima ed è caratterizzato da uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce.
Oltre all’aggressore e alla vittima, un terzo ruolo è rappresentato dallo spettatore che partecipa all’evento, senza prendervi parte attivamente.

Può implicare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, spesso in base a discriminazioni etniche, confessionali, di genere o di orientamento sessuale. Include biasimi verbali, scritte offensive, discriminazioni dal gruppo di pari, molestie, plagio, etc.

Si tratta di una forma di prepotenza ricorrente e continuativa. La vittima prova sentimenti dolorosi e angoscianti perché perseguitata da parte di uno o più compagni, un drammatico senso di impotenza, poiché non sa come difendersi e subisce l’emarginazione da parte del gruppo dei coetanei.

L’età in cui si riscontra il fenomeno solitamente è la pre-adolescenza e l’adolescenza.

Una prima distinzione è in base al sesso del bullo: i bulli maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, mentre le femmine a quello indiretto. I maschi in particolare, tendono maggiormente all’approccio di forza, mentre le femmine preferiscono la mormorazione.

Il Bullismo diretto

Il Bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come:
  • il Bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie.
  • il Bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci, spintoni, sputi o la molesta sessualmente.
  • il Bullismo psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto.
  • il Bullismo elettronico o Cyberbullismo (Cyberbullying): il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripresa e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarla, per minacciarla o darle fastidio.

Il Bullismo indiretto

Il Bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico, con pettegolezzi e calunnie sul suo conto. L’allontanamento dal gruppo è spesso favorito da una serie di metodi quali la mormorazione, il rifiuto a socializzare con la vittima, il tentativo di spaventare i suoi amici di modo che si allontanino a loro volta.

Altre volte, invece, l’ingresso nel gruppo nasconde proprio il tentativo di procurare danni o discriminazioni, ad es. sottoponendo la vittima a dei rituali o ad attività pericolose. Lo scopo è di alzare sempre più la posta in gioco in modo da far cadere la vittima in acquiescenza e di colpirla nel momento di maggiore debolezza o stanchezza.

Le cause primarie di questo fenomeno sono da ricercarsi non solamente nella personalità del giovane bullo, ma anche nei modelli familiari sottostanti, negli stereotipi imposti dai mass-media, nella società.

Gli effetti del bullismo possono assumere forme gravi e permanenti. Le ricerche condotte in tale ambito dimostrano che fattori come l’invidia e il risentimento possono essere indicatori di rischio per diventare un bullo. In alcuni casi l’origine del bullismo affonda le radici nell’infanzia, magari da parte di chi è stato a sua volta vittima di abusi. Ci sono delle prove che indicano che i bulli hanno molte più probabilità di avere problemi con la giustizia, e che possano strutturarsi da adulti in una vera e propria carriera criminale.

In apparenza il bullismo può sembrare una semplice azione di aggressione perpetrata su vittime casuali. Esiste invece un vero e proprio ciclo di riattivazione del bullismo che solitamente è visto come una risposta inadeguata da parte della vittima verso l’aggressore, cioè di una risposta che riattiva la perpetuazione dell’abuso dell’aggressore sulla vittima. La vittima designata, se non riesce a dimostrare che non vuole continuare a subire alcuna intimidazione né altri sintomi che possano favorirne l’insorgenza, si espone al rischio di rivivere situazioni di abuso.

Quei soggetti, infatti, che riescono subito a scoraggiare l’aggressore a effettuare nuovi tentativi di approccio deviante, sono coloro che più di tutti riescono a sfuggire dal distruttivo ciclo abusivo (anche se è stato osservato che coloro che reagiscono rapidamente a situazioni nelle quali si percepiscono delle vittime, tendono a diventare più frequentemente delle potenziali vittime del bullismo).

Gli interventi di prevenzione e cura delle vittime di bullismo possono essere differenti. Spesso si attivano campagne informative in ambito scolastico non solo rivolte agli studenti, ma anche al corpo docente che in tal modo viene aiutato a riconoscere e a intervenire adeguatamente sulle dinamiche vessatorie che i bulli attivano nei confronti delle vittime.

Lo stesso tipo di intervento può riguardare i genitori delle vittime, per sostenerli nell’accogliere lo stress a cui sono sottoposti i figli e per aiutarli a suggerire e sviluppare strategie difensive utili a fronteggiare l’aggressore.

L’intervento clinico mira invece a curare le ferite prodotte dalle violenze subite, cercando di rafforzare l’autostima delle vittime sostenendole nel loro bisogno di cura e protezione, attraverso un luogo dove possano essere ascoltate e comprese le loro paure paralizzanti, favorendo al contempo la loro capacità di difendersi. È importante, soprattutto, cogliere la natura del doppio disagio insito nel bullismo in quanto esso non è solo il segnale di un immenso malessere nella vittima, ma rappresenta anche il disagio psicologico del bullo, le cui azioni devianti, infatti, rientrano nella categoria dei disturbi della condotta (quei comportamenti in cui le regole e/o i diritti degli altri sono sistematicamente violati).

Le vittime di bullismo

vittime di bullismo

La persona che subisce comportamenti aggressivi e di bullismo si caratterizza principalmente per una bassa autostima, comportamenti di isolamento sociale, vissuti di ansia e insicurezza.

Per definire le caratteristiche delle personalità vittima di bullismo è importante considerare diversi fattori contingenti quali il contesto familiare e sociale, le caratteristiche individuali e l’ambiente scolastico, che possono assumere il duplice ruolo di agenti protettivi, oppure luoghi di rischio di esposizione ad atti di bullismo.

Generalmente la vittima vive una situazione sociale di abbandono e isolamento da parte del gruppo dei pari e manifesta incapacità o inefficacia nell’affrontare le situazioni di conflitto.

L’atteggiamento che tali persone possono sviluppare nei confronti dell’aggressività che subiscono, può essere molto differente. In particolare alcune vittime del bullismo che manifestano una personalità Passiva e Sottomessa, appaiono incapaci di affermarsi nel gruppo dei pari ed evitano ogni tipo di reazione alla violenza subita, ripiegandosi su se stessi. La tipologia della vittima passiva si caratterizza per l’atteggiamento isolato, la labilità emotiva, la bassa autostima, gli atteggiamenti abitualmente non aggressivi e la difficoltà a stringere amicizie con i pari.

Queste personalità manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: paura di farsi male, scarsa predisposizione nelle attività ludico- sportive, e poca competitività. In caso di bambini piccoli si noteranno cambiamenti nella condotta abituale, disturbi del sonno e dell’alimentazione e presenza di vissuti di ansia e pianto continuo.

L’altra tipologia caratteriale di vittima del bullismo è quella Provocatrice, che tende a rapportarsi agli altri in modo spiccatamente ansioso, aggressivo e iperattivo, suscitando negli altri tensione, irritazione e rifiuto. La vittima provocatrice dimostra problemi di concentrazione e impulsività, goffaggine, isolamento sociale, incapacità ad esprimere e modulare le proprie emozioni. La vittima provocatrice può sviluppare disturbi comportamentali di tipo antisociale, conservando in se stessa il duplice ruolo di vittima-aggressore.

Le conseguenze di un atto di bullismo possono essere svariate e possono incidere in modo più o meno rilevante sui diversi ambiti di funzionamento della vittima, come disturbi comportamentali e sociali (ritiro sociale), disturbi emotivi, problematiche psichiatriche (disturbi d’ansia generalizzata e attacchi di panico, fobie, disturbi dell’umore in senso depressivo, con rischio suicidario, disturbi del pensiero), problemi cognitivi (calo del rendimento scolastico e difficoltà di concentrazione) e problematiche somatiche (cefalee, vertigini, dolori muscolari, astenia, inappetenza, dolori, addominali, tachicardia, dispnea, tosse, asma, dermatiti, insonnia).

Generalmente la vittima tende a tacere la violenza subita, rendendo così difficile la comprensione del suo disagio. Proprio per questo è importante che i genitori e la rete sociale più stretta, siano attentamente recettivi a cogliere i bruschi cambiamenti di comportamento (es. continue richieste di denaro, rifiuto sempre più insistente di andare a scuola, rifiuto di condividere e raccontare la sua quotidianità ecc.), cambiamenti di umore in senso depressivo, paura fino a risveglio notturno, comparsa di frequenti malesseri o eventuale presenza di lividi o graffi non riconducibili alle ordinarie attività.

È utile che i genitori della vittima che sospettino un atto di bullismo non facciano pressione sul figlio/a per ottenere la prova delle violenze subite, e non gli vietino di partecipare alle normali attività sociali e scolastiche, in quanto lo isolerebbero maggiormente rendendolo agli occhi dei compagni ancora più indifeso e incapace di tutelarsi da solo.

Il genitore potrà sostenere il proprio figlio vittima di bullismo stimolando un dialogo familiare che lo faccia sentire compreso e mettendo in campo le strategie funzionali di difesa della persona (informare il corpo docenti, rivolgersi al sostegno degli psicoterapeuti, etc.).

È infatti, opportuno indirizzare la persona vittima di bullismo verso un percorso di terapia individuale mirata a rinforzare l’autostima e la propria capacità assertiva in senso funzionale. Contemporaneamente sarebbe auspicabile poter attivare un lavoro terapeutico-socio-educativoche riguardi tutti i protagonisti o spettatori del contesto sociale in cui è avvenuto il bullismo (gruppo classe), affinché si possano modificare i modelli di comportamento e di relazione che tendono a mantenere statici e rigidi i ruoli di aggressione-vittima.

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