La persona che soffre di disturbo schizoaffettivo manifesta, sia alcuni sintomi della schizofrenia, ovvero deliri e allucinazioni, sia sintomi depressivi o maniacali, o misti (depressivi e maniacali), contemporaneamente e in tempi diversi.
Disturbo schizoaffettivo sintomi
La malattia può dunque iniziare con sintomi psicotici, ai quali si sovrappongono gravi sintomi affettivi per un periodo significativo, al termine del quale si manifestano di nuovo solamente i sintomi psicotici. La durata minima di un episodio schizoaffettivo è di un mese.
Se il disturbo dell’umore associato ai sintomi psicotici è depressivo, la depressione dell’umore deve essere pervasiva. Al disturbo si associano spesso la riduzione del funzionamento lavorativo, dei contatti sociali, la trascuratezza nella cura di sé e aumentato rischio suicidario.
Il disturbo può insorgere in qualunque momento della vita, frequentemente all’inizio dell’età adulta. La prognosi è migliore di quella della Schizofrenia, soprattutto se l’insorgenza del disturbo è associata a eventi stressanti precipitanti.
Disturbo schizoaffettivo terapia
La cura di tale disturbo prevede il trattamento di ogni aspetto della malattia, pertanto, come in ogni disturbo psicotico, è necessario intervenire con i farmaci, con la psicoterapia, con la riabilitazione sociale e con i gruppi di supporto per i familiari.
Prenditi cura del tuo benessere, non aspettare
PSICOLOGI ROMA: Scegli la sede più vicina e contattaci!
Domande frequenti sul disturbo schizoaffettivo
Cos’è il disturbo schizoaffettivo?
Il disturbo schizoaffettivo è una patologia psichiatrica caratterizzata dalla compresenza di sintomi psicotici (come deliri e allucinazioni) tipici della schizofrenia e di sintomi dell’umore (depressivi o maniacali) tipici dei disturbi affettivi. Per la diagnosi, secondo i criteri del DSM-5, i sintomi psicotici devono presentarsi anche per almeno due settimane in assenza di un episodio dell’umore, elemento che distingue questo quadro sia dalla schizofrenia pura sia dai disturbi dell’umore con caratteristiche psicotiche.
Quali sono i sintomi del disturbo schizoaffettivo?
I sintomi si dividono in due gruppi che possono alternarsi o sovrapporsi: quelli psicotici (deliri, allucinazioni, pensiero disorganizzato, comportamento disorganizzato o catatonico) e quelli affettivi, che nel sottotipo bipolare comprendono episodi maniacali o misti (spesso con episodi depressivi) e nel sottotipo depressivo comprendono esclusivamente episodi depressivi maggiori. A questi si aggiungono spesso sintomi negativi come appiattimento affettivo, isolamento sociale e difficoltà di concentrazione.
Che differenza c’è tra schizofrenia e disturbo schizoaffettivo?
La differenza principale riguarda il rapporto tra sintomi psicotici e sintomi dell’umore: nella schizofrenia i sintomi dell’umore, quando presenti, sono episodici e marginali rispetto al quadro psicotico, mentre nel disturbo schizoaffettivo un episodio dell’umore maggiore è presente per la maggior parte della durata della malattia, accanto ai sintomi psicotici. Questo rende il disturbo schizoaffettivo una condizione “ibrida” tra schizofrenia e disturbi dell’umore, con un decorso e una prognosi generalmente più favorevoli rispetto alla schizofrenia.
Che differenza c’è tra disturbo bipolare e disturbo schizoaffettivo?
Nel disturbo bipolare eventuali sintomi psicotici (deliri o allucinazioni) compaiono solo durante gli episodi maniacali o depressivi acuti e scompaiono con la remissione dell’umore. Nel disturbo schizoaffettivo, invece, i sintomi psicotici persistono per almeno due settimane anche quando l’umore è stabile, indicando un disturbo psicotico autonomo che accompagna, e non dipende da, l’alterazione dell’umore.
Quali sono le cause del disturbo schizoaffettivo?
Le cause non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca indica un’origine multifattoriale che combina predisposizione genetica, alterazioni nella neurotrasmissione (in particolare dei sistemi dopaminergico e serotoninergico), fattori di neurosviluppo e fattori ambientali come stress significativi, traumi psicologici, abuso di sostanze e complicanze perinatali, che possono agire da fattori scatenanti in soggetti predisposti.
Il disturbo schizoaffettivo è ereditario?
Esiste una componente di familiarità: avere un parente di primo grado con disturbo schizoaffettivo, schizofrenia o disturbo bipolare aumenta il rischio di svilupparlo. Tuttavia la genetica da sola non è sufficiente a spiegare l’insorgenza del disturbo: si tratta di una predisposizione, non di una trasmissione diretta e certa, che interagisce con fattori ambientali e neurobiologici.
Come si cura il disturbo schizoaffettivo?
Il trattamento è tipicamente integrato e multidisciplinare e prevede l’uso di farmaci antipsicotici per gestire i sintomi psicotici, spesso associati a stabilizzatori dell’umore o antidepressivi a seconda del sottotipo (bipolare o depressivo). A questo si affianca un percorso di psicoterapia (spesso cognitivo-comportamentale), interventi di riabilitazione psicosociale e, nelle fasi acute, può essere necessario il ricovero. Il piano terapeutico va sempre personalizzato e seguito da uno psichiatra.
Il disturbo schizoaffettivo si guarisce?
Non si parla generalmente di “guarigione” definitiva, ma di gestione efficace del disturbo: con un trattamento farmacologico adeguato e continuativo, unito a psicoterapia e supporto sociale, molte persone raggiungono una remissione stabile dei sintomi e una buona qualità di vita. Il decorso è variabile da persona a persona ed è generalmente più favorevole rispetto a quello della schizofrenia.
Quanto dura il disturbo schizoaffettivo?
Il disturbo schizoaffettivo è una condizione cronica, con un decorso che si estende nel lungo periodo e alterna fasi acute a periodi di maggiore stabilità. La durata e l’intensità dei singoli episodi variano molto da caso a caso: un trattamento tempestivo e continuativo tende a ridurre la frequenza e la gravità delle ricadute nel tempo.
Come comportarsi con una persona con disturbo schizoaffettivo?
È importante mantenere un atteggiamento calmo, empatico e non giudicante, evitando di contraddire bruscamente eventuali deliri durante le fasi acute e favorendo invece l’aderenza alle terapie prescritte. Incoraggiare la persona a mantenere contatti con lo psichiatra e lo psicoterapeuta di riferimento, riconoscere i segnali di una possibile ricaduta e, quando necessario, coinvolgere un professionista della salute mentale sono passaggi fondamentali per il benessere sia della persona coinvolta sia di chi le sta vicino.





