Anche detto “folie à deux”, il disturbo psicotico condiviso è un delirio che si sviluppa in una persona che è coinvolta in una relazione forte e significativa con un’altra persona (“induttore” o “caso primario”) che ha già un disturbo psicotico con deliri importanti. I due condividono gli stessi deliri in toto o in parte.
Disturbo psicotico condiviso e l’induttore
Generalmente l’induttore ha maggior potere nella relazione con la persona che condivide il suo delirio, la quale tende ad essere più passiva. Si tratta di relazioni di consanguineità, o fra persone sposate, o cha hanno vissuto a lungo insieme, a volte in condizioni di isolamento sociale. Può coinvolgere anche più persone.
Bisogna sottolineare che tale disturbo non è causato da patologie fisiche, né da assunzioni di sostanze o farmaci, né dalla presenza di altri disturbi psicotici o disturbi dell’umore, e si manifesta solamente nella durata di un delirio.
Le indicazioni di intervento per tale disturbo sono su più livelli: farmacologico e psicoterapico. In genere si tende a coinvolgere la famiglia nel trattamento a causa del basso livello di autonomia del paziente dovuto alla grave compromissione delle aree di funzionamento globale, alla sua incapacità di riconoscere il proprio stato e alla probabile esistenza di fattori insiti nel nucleo familiare responsabili dello sviluppo e del mantenimento del disturbo.
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Domande frequenti sul disturbo psicotico condiviso
Che cos’è la folie à deux?
La folie à deux è il termine con cui viene tradizionalmente indicato il disturbo psicotico condiviso. L’espressione francese significa letteralmente “follia a due” e descrive una condizione in cui un sistema delirante si trasmette da una persona — che ne è la fonte primaria — a un’altra con cui condivide un legame affettivo o di convivenza molto stretto. In alcuni casi il fenomeno può estendersi a più individui, assumendo le forme della cosiddetta folie à trois o della psicosi di gruppo.
Cos’è il delirio di coppia?
Il delirio di coppia è la manifestazione centrale di questo disturbo: due persone legate da una relazione significativa — coniugi, familiari o conviventi di lunga data — arrivano a condividere gli stessi contenuti deliranti, in tutto o in parte. Non si tratta di una semplice influenza di opinioni, ma di una vera e propria adesione al sistema delirante dell’altro. La persona che “riceve” il delirio tende ad avere un ruolo più passivo e dipendente nella relazione, mentre l’altro — detto induttore — esercita una maggiore influenza psicologica.
Quali sono i sintomi di un disturbo psicotico condiviso?
Il sintomo principale è la presenza di deliri condivisi tra due o più persone in stretta relazione tra loro. La persona che sviluppa il disturbo per “contagio” non presenta di solito una psicosi propria preesistente, ma adotta il sistema delirante dell’induttore come se fosse reale. Possono accompagnarsi isolamento sociale progressivo, difficoltà nel distinguere la propria percezione della realtà da quella imposta dalla relazione, e un generale peggioramento del funzionamento quotidiano. È importante sottolineare che il disturbo non è riconducibile all’uso di sostanze, a patologie organiche o ad altri disturbi dell’umore.
Cos’è la psicosi condivisa?
La psicosi condivisa è un’altra denominazione con cui viene indicato lo stesso quadro clinico. Il termine sottolinea come la condizione psicotica non nasca in modo indipendente nella persona che ne è colpita, ma si sviluppi all’interno di una dinamica relazionale disfunzionale. La prossimità prolungata con una persona affetta da un disturbo psicotico con deliri strutturati, specie in condizioni di isolamento dal contesto sociale più ampio, è il fattore di rischio principale per lo sviluppo di questa forma di psicosi.
Come si cura il disturbo psicotico condiviso?
Il trattamento del disturbo psicotico condiviso agisce su più livelli. Sul piano farmacologico, l’intervento è rivolto principalmente all’induttore. Sul piano psicoterapico, il lavoro coinvolge spesso l’intero nucleo familiare, data la natura relazionale del disturbo e il basso livello di autonomia che caratterizza chi ne è affetto. L’obiettivo è restituire alla persona la capacità di valutare la realtà in modo indipendente, riducendo la dipendenza dalla figura dell’induttore. Se riconosci questi segnali in te o in una persona vicina, i nostri psicologi sono disponibili per un primo incontro psicologico gratuito.





