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“Ciò che seminai nell’ira crebbe

in una notte rigogliosamente

ma la pioggia lo distrusse.

Ciò che seminai con amore germinò lentamente,

maturò tardi ma in benedetta abbondanza”.

(Peter Rosegger)

Da idea a realtà

Le buone idee a volte non arrivano istantanee, ma maturano e prendono forma nel tempo. Scegli il seme, ma non sai se la terra sarà generosa con te, se le piogge saranno abbondanti, se avrai sempre le energie e le soluzioni per affrontare i momenti più complessi.

Oggi, a 10 anni dalla fondazione della nostra Associazione META DivenirePensando, raccogliamo i frutti di un intenso e faticoso, ma soddisfacente lavoro.

La nostra storia inizia nel 2010 quando, durante il tirocinio di Specializzazione in un Centro di Salute Mentale, alcuni di noi, confrontandosi con le difficoltà del territorio romano, pensarono a un servizio che rispondesse alle impellenti e sempre più numerose richieste degli utenti che si rivolgevano ai Centri di Salute Mentale. Si sviluppò così l’idea di un progetto di collaborazione tra Servizi pubblici e tirocinanti, per riuscire ad accogliere le sempre maggiori richieste di aiuto psicologico.

Nacque così una cooperazione con una struttura associativa preesistente, legata ad una Scuola di Specializzazione a indirizzo psicoanalitico e nel 2011 nacquero così diverse sedi di consulenza psicologica gratuita su Roma, che iniziarono ad accogliere un cospicuo numero di richieste di aiuto. Pertanto, il gruppo di lavoro iniziò a incontrarsi settimanalmente per supervisioni e riunioni di coordinamento. Trascorsi due anni di intenso lavoro, in cui l’equipe aveva avuto la possibilità di conoscere le diverse formazioni dei membri che ne facevano parte e di fare altresì esperienza dell’eterogeneità dei bisogni dell’utenza dei diversi Municipi, iniziarono ad affiorare divergenze di vedute e di prospettive metodologiche tra i collaboratori.

“Il gruppo” per alcuni era un mero strumento di lavoro, ma per noi il pensare di gruppo era un valore aggiunto: offriva la possibilità di riconoscersi consapevolmente in un pensiero, frutto della condivisione di pensieri individuali (Di Maria, Lavanco, 1995). Lentamente, la costruzione e il rafforzamento di tali processi comunicativi determinò in noi un nuovo legame, su un terreno di maggiore consapevolezza che portò all’inevitabile scissione interna e, quindi, all’idea di fondare la nostra Associazione ben consapevoli che: “ogni fondazione è inizio e fine di un percorso, costruzione di un limite, di un confine e del suo oltrepassamento” (Di Maria, 1999).

Nel marzo 2013 nacque, dunque, l’Associazione META DivenirePensando, con le sue sei sedi su Roma e provincia. La scelta del nome voleva sottolineare la mission dell’Associazione, ovvero favorire nell’utenza una “meta visione” su di sé, una presa di consapevolezza, intesa come capacità di elaborare e fare esperienza di molteplici stati affettivi, sperimentando una vasta gamma di emozioni, accedendo così ad aspetti di sé più complessi e funzionali.

Dubbi e risposte

Qualche anno dopo, i percorsi evolutivi di ciascun membro del gruppo hanno favorito un nuovo confronto su tematiche fondanti l’Associazione, come ad esempio la scelta della gratuità della consulenza psicologica. Un tema molto delicato, complesso e compromettente, su cui anche le restituzioni dei nostri supervisori non erano state affatto favorevoli. Ci chiedevamo se fosse stato davvero utile un servizio in cui l’utenza non si “impegnasse economicamente” o fosse più funzionale un ingaggio maggiormente attivo da parte del paziente. Tale interrogativo ci portava anche a chiederci se la stessa credibilità del modello META potesse essere minacciata dal tema della gratuità.

Davanti a questo bivio, si percepiva forte la difficoltà a tenere salda la scelta della consulenza gratuita sia all’interno dell’Associazione che nei confronti delle realtà cliniche e formative già operative sul territorio. La gratuità apriva temi conflittuali, ma cruciali come la fatica di affrontare la consulenza senza un corrispettivo economico e la possibile collusione con la richiesta ambivalente del paziente: se da una parte la gratuità consentiva un abbassamento della “resistenza” a richiedere l’aiuto psicologico, d’altra parte il mancato investimento economico poteva ostacolare la motivazione stessa all’ingaggio clinico.

La risposta ai nostri importanti quesiti è arrivata, paradossalmente, lasciando per un attimo sullo sfondo l’esterno per confrontarci e concentrarci maggiormente sull’interno della nostra realtà gruppale attraverso lo strumento della supervisione (sia clinica che sul gruppo di lavoro) a cui META ha sempre dato enorme importanza. In particolare, META si è avvalsa in più occasioni della supervisione, come mezzo per superare momenti di “crisi evolutive” (Mc Williams, 2022), ma anche come confronto con colleghi esterni sui temi clinici, di gruppo e dell’Associazione.

A tal proposito nel 2015 i membri di META organizzarono un ciclo di supervisioni per risolvere conflitti su tematiche di gerarchia e divisione dei compiti tra i membri. Il gruppo in quel momento viveva una fase di passaggio: dal mito platonico dei fratelli omologati e compatti contro un nemico esterno e comune, alla lotta per la divisione del potere.

Non senza travaglio, smarrimento e fatica, il nostro gruppo ha affrontato e superato la crisi di individuazione interna ed esterna. Si è aperta così una nuova fase per META in cui è stato possibile apprezzare e integrare in modo creativo le differenze personali, professionali e metodologiche di ognuno. Così facendo, lavorando più a fondo sull’accettazione dei limiti del nostro intervento, di noi come persone e come professionisti siamo riusciti ad organizzare al meglio il nostro progetto sul territorio, tenendo conto al contempo sia della necessità di realizzare un intervento strutturato in maniera più omogenea possibile, che delle nostre formazioni professionali tanto diverse. In tal modo, ognuno di noi ha sentito di fare parte e di contribuire alla co-costruzione di una nuova definizione della mission di META.

Da questa prospettiva è stato possibile fondare la nostra identità sugli incontri di consulenza psicologica gratuita e muovere così il primo passo verso la costruzione di un intervento psicologico, sociale, formativo, divulgativo e di alfabetizzazione psicologica, che potesse facilitare anche l’accesso alla rete dei servizi territoriali spesso sconosciuti.

10 anni di META in numeri

META in questi anni ha assistito ad una svolta epocale: dallo stigma su chi “osava” manifestare disagio mentale, alla crescente e legittima richiesta del diritto alla salute psicologica. Se in passato vi era il pudore e la vergogna di richiedere uno spazio di aiuto, oggi l’utenza (in particolare le nuove generazioni) esprime con più forza il proprio bisogno di accedere ai servizi psicologici.

Nel corso della nostra attività abbiamo riscontrato dati significativi rispetto alla richiesta di aiuto. In 10 anni, Meta ha seguito 1507 persone nei suoi spazi di consulenza (dato aggiornato a dicembre 2022), riscontrando una richiesta due volte maggiore da parte della donne rispetto agli uomini, come dimostra il grafico n° 1. Un dato che potrebbe essere ricollegato al maggior legame che anche a livello antropologico e culturale facilita nella donna un contatto con la propria emotività e introspezione, rispetto al genere maschile che più spesso è portato a coartare tale dimensione.

10 anni di META DivenirePensando differenze di genere

Il grafico n° 2 evidenzia come la maggior parte degli utenti che si è rivolta alla nostra Associazione rientra nella fascia tra i 14 e i 35 anni. Tale dato non sorprende, considerando gli enormi cambiamenti evolutivi tipici di queste fasi di vita (adolescenza e tarda adolescenza). I giovani e i giovani adulti hanno maggiore difficoltà nell’affrontare il processo di individuazione-separazione (Bowen, 1980) e di auto-affermazione nell’attuale contesto socio-culturale, caratterizzato da precariato e instabilità, che sempre meno facilita il passaggio all’età adulta.

La richiesta espressa dalla fascia più adulta (over 47) sembra essere collegata alle difficoltà relazionali e di coppia. Il disagio che muove la richiesta di consulenza sembrerebbe in questi casi collegata alla ricerca di sé, ai bilanci sulla propria vita, sui legami stabiliti nel tempo e sui resoconti di quanto vissuto o rimpianto.

10 anni di META DivenirePensando età degli utenti

Altro dato che non sorprende si riferisce alla scelta del canale di contatto che, come si evince dal grafico n°3, riguarda principalmente internet (social ed email). La schiacciante prevalenza delle richieste telematiche evidenzia come la digitalizzazione culturale non sia più prerogativa di fasce giovanili, ma anche delle età più adulte e avanzate. Si può ipotizzare inoltre che la scelta della richiesta attraverso la “rete” sia facilitante per motivazioni di privacy e riservatezza.

Il medico di medicina generale rimane comunque, un importante riferimento per una parte dell’utenza che necessita di un supporto orientativo – informativo più personalizzato e fidelizzato.

10 anni di META DivenirePensando modalità di contatto

Il grafico n.4 mostra come la quasi totalità delle richieste di consulenza psicologica siano individuali e solo in minima parte riferite a consultazioni di coppia e familiare. Questo dato può far ipotizzare la difficoltà di coinvolgimento e partecipazione di partner o familiari spesso resistenti o diffidenti, alla risoluzione delle difficoltà presentate dalla persona.

10 anni di META DivenirePensando tipo di consulenza

Il grafico n. 5 sottolinea che il disagio prevalentemente manifestato nelle consulenze psicologiche, sia quello legato a forme ansiogene (in particolare attacchi di panico, fobia, ipocondria, disturbo ossessivo-compulsivo). Va sottolineato come tali manifestazioni d’ansia si siano notevolmente amplificate durante il periodo del COVID-19.

Altra grande evidenza riscontrata si riferisce alle manifestazioni dello spettro borderline (39%), in particolare con caratteristiche di impulsività, disturbi dell’alimentazione, dipendenze e autolesionismo.

Percentuali inferiori, ma pur sempre significative (9%) riguardano disturbi dell’umore (spettro bipolare e stati depressivi) e difficoltà di coppia, comprendenti disfunzioni sessuali e crisi nel ciclo di vita della coppia.

Il tipo di utenza che sembrerebbe avvantaggiarsi della consulenza gratuita sono tendenzialmente persone che manifestano un profilo psicopatologico ad “alto funzionamento”, caratterizzato da crisi evolutive o conflitti di natura relazionale e personale.

10 anni di META DivenirePensando principali diagnosi

Il grafico n°6 si riferisce alle richieste di consulenza giunte durante la pandemia e mostra come nonostante l’emergenza in corso, solo il 5% dell’utenza si è rivolta a META per motivazioni direttamente legate al COVID-19 (quali ipocondria, angoscia di morte, ansia generalizzata riferite al tema coronavirus).

Ciò fa ipotizzare che, a dispetto dei grandi stravolgimenti vissuti in quel momento su scala mondiale, le richieste di aiuto non fossero troppo dissimili dal periodo pre-pandemico.

10 anni di META DivenirePensando incidenza covid consulenze

I grafici n° 7 e 8 delineano maggiormente i profili dell’utenza.

In particolare, il grafico n°7 dimostra come le maggiori richieste di accesso siano avvenute per lo più da persone con livelli di istruzione medio-alti (medie-superiori e università). Questo dato può essere direttamente correlato al grafico n° 2 che evidenzia come il 60% delle domande di consulenza (28% e 32%) siano pervenute da adolescenti e giovani adulti, maggiormente impegnati in attività di studio o percorsi post-lauream.

10 anni di META DivenirePensando titolo di studio

Il grafico n° 8 evidenzia, invece, come lo status lavorativo predominante sia legato a contratti di impiego dipendente (determinato, indeterminato e a progetto), seguito da un’ampia fascia di studenti (università e medie-superiori). È d’obbligo riflettere sul fatto che i non aventi reddito (casalinghe e disoccupati), se sommati raggiungono la percentuale del 14%, e quindi di poco superiore a quella dei liberi professionisti.

10 anni di META DivenirePensando occupazione

Il campione dell’utenza analizzato, non può essere considerato rappresentativo di una popolazione omogenea in quanto, come dimostrato dal grafico n° 9, i dati raccolti riguardano un’utenza dislocata in diverse sedi, la maggior parte delle quali ubicate in zone periferiche ad alto rischio di devianza e deriva sociale. Inoltre la raccolta dei dati non può ritenersi esaustiva, poiché non tutte le sedi sono state attive nei 10 anni di attività dell’Associazione, in quanto molte hanno subito chiusure, spostamenti di zona o sospensioni di attività di studio, per motivi personali o logistici.

Le maggiori richieste pervenute alle sedi centrali di Piazza Bologna e Furio Camillo farebbero ensare ad una maggiore richiesta di aiuto espressa dalle zone centrali della città di Roma, ma se sommiamo le domande giunte alle sedi periferiche si può notare che in realtà il 61% del totale delle richieste (quindi ben oltre la metà dell’utenza), è arrivata dalle aree decentrate e meno coperte dai servizi territoriali.

Questi ultimi dati sottolineano ancor di più l’utilità delle sedi META, soprattutto, per le fasce meno abbienti e con precarietà lavorativa, che in altri modi difficilmente potrebbero accedere al servizio psicologico, se non con liste di attesa molto lunghe.

10 anni di META DivenirePensando richieste sul territorio

Conclusioni

Ben consapevoli che l’intervento di META non possa fornire risposte esaustive alle numerosissime situazioni di disagio gravemente provate da deriva sociale ed economica, possiamo ritenere la nostra Associazione in continuo “divenire”, alla ricerca di una restituzione all’utenza più adeguata e inclusiva.

Con il progredire del nostro lavoro è emerso infatti che la consultazione rappresenta uno spazio di valutazione, informazione e supporto utile alla persona, che si sente vista, contenuta e orientata non solo verso possibili soluzioni ai problemi psicologici vissuti, ma anche al raggiungimento di tutte quelle “mete” che rappresentano indicatori importanti di benessere personale e relazionale.

Pertanto, il nostro intervento ha cercato di avviare nell’utenza scenari di maggiore consapevolezza e riflessione su di sé con l’obbiettivo di:

  • favorire l’assunzione della responsabilità verso il proprio benessere psicofisico;
  • fornire una chiave di lettura del proprio disagio e dargli un nome;
  • sviluppare prospettive di risoluzione del malessere vissuto;
  • acquisizione di una maggiore capacità di tollerare le frustrazioni;
  • ripronunciarsi sul proprio futuro ridiscutendo gli automatismi difensivi del passato.

Alla luce di tutto ciò possiamo dire che dopo 10 anni da quando piantammo quel seme, nell’avvicendarsi delle varie stagioni, abbiamo visto crescere i frutti del “pensiero META”.

Nella vita si può scegliere di restare fermi, arrancando tra i vicoli e i vincoli di un passato che non si conosce veramente, scritto da altri e recitato inconsapevolmente, o si può lavorare per essere sempre più consapevoli e quindi liberi di operare le proprie scelte con lucidità.

Lo sguardo che va oltre è un seme che ripaga sempre dello sforzo che richiede per essere sostenuto.

Non smetteremo mai di credere che chiunque può affrancarsi da schemi e dinamiche dolorose e faticose; ognuno di noi ha il diritto di farlo e META vuol essere un saldo approdo per tutti coloro che vogliono diventare esploratori di se stessi e coltivatori di nuove possibilità.

Ringraziamo tutte le persone che si sono rivolte alla nostra Associazione, donandoci la loro preziosa fiducia.

Bibliografia

  • Bowen, M. 1980, Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare, Astrolabio, Roma.
  • Di Maria, F. 1999, presentazione della rivista Gruppi n.1.
  • Di Maria, F. Lavanco, G. 1995, Pensare di gruppo e lavorare con i gruppi in La Psicodinamica dei gruppi- Raffaello Cortina, Milano.
  • Mc Williams, N. 2022, La supervisione. Teoria e pratica psicoanalitiche, Franco Angeli, Milano.

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